Gianluca Grignani è un rocker di successo, un artista più ‘tradizionale’ rispetto alle tue precedenti collaborazioni. Cosa hai cambiato nel tuo approccio rispetto al lavoro svolto con band di culto come gli Afterhours? 'Ogni nuova tournèe, ogni nuovo disegno luci è per me una sfida professionale. Che parte ovviamente dalla comprensione del lavoro dell’artista con cui collaboro e dal rapporto umano che instauro con lui. Sono molto soddisfatto di aver lavorato con Gianluca. Il concerto di Grignani si sviluppa in una dimensione live tipicamente da club: un palco raccolto, con molti punti luce. Per le luci ho avuto carta bianca, sia per quanto riguarda il disegno che la scelta dei materiali. Grignani mi ha solo suggerito di creare un’atmosfera psichedelica.' Puoi parlarci dell’allestimento tecnico del tour? 'L’impianto luci è stato fornito e installato dalla C.M.Y. LIGHT di Fabio Quarchioni. I motorizzati erano tutti SGM: 12 teste mobili Giotto Spot 250 e 6 Giotto Wash 1200. Oltre ad una classica americana lunga 12 m e alta 6m, ho creato una serie di strutture a vista che facevano fisicamente parte della scena. 4 torri centrali alte fino a 4 metri e 70, con un cestello a cui era appeso un grappolo di 3 Giotto Spot 250 ciascuna. 6 torri laterali (3 per parte) in cima alle quali era installato un Giotto Wash 1200. | Le torri erano munite di bracci obliqui su cui erano fissate varie barre di ACL. Ho puntato gli ACL in modo da non abbagliare il pubblico, creando fasci divergenti con un disegno abbastanza intricato e inusuale. Si è trattato di una tournée invernale, al chiuso, con molti spostamenti e con esibizioni in ambienti fisicamente differenti tra loro. Perciò le torri, oltre a essere una scelta spettacolare voluta, erano funzionali alle differenti esigenze dei club, palasport e teatri in cui Grignani e il suo gruppo si esibivano. Le 4 torri centrali avevano un andamento orizzontale a onda, alto-basso-alto-basso, e la loro altezza generale era modulabile. La forma delle torri centrali (che ricordano degli alberi stilizzati) e la scelta dei colori hanno conferito una dimensione quasi onirica alla scena. La disposizione delle teste mobili mi ha permesso di creare due situazioni chiaramente differenziate: ho utilizzato i 6 Giotto Wash 1200 laterali principalmente per le luci di taglio sui musicisti e per illuminare il fondale. I 12 Giotto Spot 250 sui cestelli puntavano sui musicisti o proiettavano forme stilizzate o colori sul fondale, riflettendo e diffondendo la luce in maniera suggestiva. Secondo una mia consuetudine, ho personalizzato il disegno luci con nuovi gobo che ho scelto nel catalogo SGM; ho sostituito quattro metallici preferendo disegni semplici ma in linea con la caratterizzazione che volevo dare ad alcuni brani.' |